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	<title>il blog di ivan de cesaris</title>
	<link>http://ivandecesaris.it</link>
	<description>goliardico diario di una persona comune</description>
	<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:14:04 +0000</pubDate>
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		<title>nuvole insolite</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://ivandecesaris.it/2011/12/04/nuvole-insolite/"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/12/dsc_0001.JPG" alt="dsc_0001.JPG" /></a>
oggi, 3 dicembre 2011, dal balcone di casa mia.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ivandecesaris.it/files/2011/12/dsc_0001.JPG" title="dsc_0001.JPG"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/12/dsc_0001.JPG" alt="dsc_0001.JPG" /></a></p>
<p>oggi, 3 dicembre 2011, dal balcone di casa mia.</p>
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		<title>a mio nonno</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 17:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://ivandecesaris.it/2011/11/13/a-mio-nonno/"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/11/nonno.jpg" alt="nonno.jpg" /></a>
Non so quale motivo mi abbia spinto a scrivere qualcosa su di lui; forse per quel che conservo o per la bontà delle descrizioni di chi lo conosceva bene.
O semplicemente per portare alla luce un ricordo.
Salvatore nacque nel 1909. Aveva due fratelli ed una sorella. Faceva il mezzadro nel centro Italia. Gli toccò in sorte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ivandecesaris.it/files/2011/11/nonno.jpg" title="nonno.jpg"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/11/nonno.jpg" alt="nonno.jpg" /></a></p>
<p>Non so quale motivo mi abbia spinto a scrivere qualcosa su di lui; forse per quel che conservo o per la bontà delle descrizioni di chi lo conosceva bene.</p>
<p>O semplicemente per portare alla luce un ricordo.</p>
<p>Salvatore nacque nel 1909. Aveva due fratelli ed una sorella. Faceva il mezzadro nel centro Italia. Gli toccò in sorte di seppellire un figlio, e successivamente una giovane moglie.</p>
<p>Nonostante questo non ebbe mai astio col destino e con il mondo come a volte può accadere. Crebbe altri sette figli. Era una persona semplice che non alzava mai la voce e che mal tollerava arroganza e volgarità. Si alzava all&#8217;alba, accudiva le bestie, lavorava i campi. Aveva una radiolina con la quale ascoltava musica classica e, sua grande passione, Claudio Villa, il &#8220;reuccio&#8221;. Di sera si sedeva nel cortile della sua casa con una mappa del cielo a guardare le stelle, o con un buon libro. Francamente lo trovo fantastico: una vita distante anni luce da quella che vivo nei miei tempi. Di domenica usciva a piedi, raggiungeva il paese, giocava a carte ed alzava il gomito. Da quel che so nessuno gli rimproverò mai questo piccolo spazio ritagliato per se stesso, per riposare una schiena stanca e mani incallite dal duro lavoro del contadino. Ho scoperto poi che non sopportava che io venissi sgridato da piccolo. Sosteneva che ero solamente un bambino vivace, che sarei diventato uno scienziato e che non avrebbero dovuto limitare la mia creatività e la voglia di fare. A volte mi prendeva in braccio e mi mostrava le stelle. I miei ricordi adolescenziali su di lui son molto sbiaditi, purtroppo. Ma ho realizzato di avere un rimpianto: di non averlo conosciuto bene e di ricordarlo più per sentito dire che per mia conoscenza diretta. Me ne accorgo quando mi capita di ascoltare Villa; o quando sul balcone, di notte, mi metto a guardare le stelle.</p>
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		<title>italo calvino</title>
		<link>http://ivandecesaris.it/2011/09/19/italo-calvino/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 13:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://ivandecesaris.it/2011/09/19/italo-calvino/"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/09/italo-calvino.jpg" alt="italo-calvino.jpg" /></a>
Il 19 settembre di 26 anni fa se ne andava Italo Calvino. Penso di poter affermare, senza avere dubbi, che é lo scrittore che più amo, per molti motivi. Non voglio ricordarlo per nessun&#8217;opera in particolare. Vorrei invece solo ricordarlo per l&#8217;attenzione particolare che ha sempre prestato allo scrivere:
&#8220;Credo che la mia prima spinta venga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ivandecesaris.it/files/2011/09/italo-calvino.jpg" title="italo-calvino.jpg"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/09/italo-calvino.jpg" alt="italo-calvino.jpg" /></a></p>
<p>Il 19 settembre di 26 anni fa se ne andava Italo Calvino. Penso di poter affermare, senza avere dubbi, che é lo scrittore che più amo, per molti motivi. Non voglio ricordarlo per nessun&#8217;opera in particolare. Vorrei invece solo ricordarlo per l&#8217;attenzione particolare che ha sempre prestato allo scrivere:</p>
<p>&#8220;Credo che la mia prima spinta venga da una mia ipersensibilità o allergia: mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un&#8217;intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso.&#8221;</p>
<p>&#8220;Dopo quarant&#8217;anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l&#8217;ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.&#8221;</p>
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		<title>italia</title>
		<link>http://ivandecesaris.it/2011/09/17/italia/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 13:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. (Pier Paolo Pasolini).
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. (Pier Paolo Pasolini).</p>
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		<title>il piccolo barone é tornato</title>
		<link>http://ivandecesaris.it/2011/09/14/il-piccolo-barone-e-tornato/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 14:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://ivandecesaris.it/2011/09/14/il-piccolo-barone-e-tornato/"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/09/308276_2000822145534_1392971247_31801979_772645382_n.jpg" alt="308276_2000822145534_1392971247_31801979_772645382_n.jpg" /></a>
Sono curioso di sapere cosa proverebbe Italo Calvino vedendo questa foto; il mio pensiero mi ha riportato alla mente Cosimo Piovasco e la sua mongolfiera senza tempo.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ivandecesaris.it/files/2011/09/308276_2000822145534_1392971247_31801979_772645382_n.jpg" title="308276_2000822145534_1392971247_31801979_772645382_n.jpg"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/09/308276_2000822145534_1392971247_31801979_772645382_n.jpg" alt="308276_2000822145534_1392971247_31801979_772645382_n.jpg" /></a></p>
<p>Sono curioso di sapere cosa proverebbe Italo Calvino vedendo questa foto; il mio pensiero mi ha riportato alla mente Cosimo Piovasco e la sua mongolfiera senza tempo.</p>
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		<title>perché mi piace Vasco</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 14:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://ivandecesaris.it/2011/08/21/perche-mi-piace-vasco/"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/08/vasco-rossi-depresso.jpg" alt="vasco-rossi-depresso.jpg" /></a>
&#8220;Il divo di questo “complesso”, che più complessato di così si muore, è un certo Vasco. Vasco de Gama? Ma no, Vasco Rossi…per descriverlo mi ci vorrebbe la penna di un Grosz, di un Maccari: un bell’ ebete, anzi un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell’ alcolizzato, del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ivandecesaris.it/files/2011/08/vasco-rossi-depresso.jpg" title="vasco-rossi-depresso.jpg"><img src="http://ivandecesaris.it/files/2011/08/vasco-rossi-depresso.jpg" alt="vasco-rossi-depresso.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;Il divo di questo “complesso”, che più complessato di così si muore, è un certo Vasco. Vasco de Gama? Ma no, Vasco Rossi…per descriverlo mi ci vorrebbe la penna di un Grosz, di un Maccari: un bell’ ebete, anzi un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell’ alcolizzato, del drogato “fatto”.</p>
<p>Così Nantas Salvalaggio, giornalista (?) veneziano apostrofò Vasco Rossi agli esordi della sua carriera, quando si presentò a San Remo con &#8220;Vita Spericolata&#8221;. Non posso esserne certo, ma in queste parole avverto un po&#8217; di odio e di disprezzo e non sono in grado di spiegare da dove vengano. Fatto sta che questa acredine non é in grado di portare le riflessioni così lontane. Chissà se questi &#8220;maestri&#8221; di un&#8217;altra generazione come il Salvalaggio si siano mai chiesti cosa porta le persone a vivere questo disagio, quali ostacoli abbiano trovato sulla strada della vita, quali avvenimenti li abbiano rivoltati nel profondo. Secondo me no - o forse si - ma gli strumenti a disposizione non gli hanno permesso di capire per quale oscura ragione un individuo si trova a camminare da solo ai limiti delle convenzioni e al di là del conformismo, mettendosi sulle spalle un greve fardello e tentando di spuntarla giorno per giorno, conquistando a poco a poco un po&#8217; di tranquillità, cercando di lastricare con fatica una strada in salita. Questo é il merito di quel &#8220;cattivo&#8221; maestro di Vasco: di aver messo a nudo un animo insofferente e tormentato, sensibile e poco avvezzo al conformismo. E di aver mostrato a tutti l&#8217;uomo imperfetto, insofferente alle delusioni, insofferente verso se stesso, alla superficialità generalizzata e spesso alla vita stessa. Chissà se gente come il Salvalaggio abbia mai capito per quale motivo ci sono persone che vorrebbero una &#8220;vita che se ne frega di tutto, si.&#8221; Chissà se abbiano mai capito per quale motivo c&#8217;è della gente che &#8220;ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i cazzi suoi&#8221; hanno voglia di una vita &#8220;che non é mai tardi&#8230;di quelle che non dormono mai..&#8221;. Hai visto mai che quelli che ne chiedono una spericolata, siano invece quelli desiderosi di una vita normale, ma normale vera ? E che si sentano come degli animali in gabbia, non riuscendo ad averla. Magari é proprio per questo che un &#8220;..un barbone da suburra, un rottame umano..&#8221; come Vasco Rossi abbia avuto così tanti estimatori durante tutti questi anni: perché forse é stato uno di quelli con le palle piene dell&#8217;ipocrisia che ad un certo punto della sua vita ha tracciato una netta linea tra il pensiero degli intellettuali-benpensanti-perbenisti e la vita vera. Perché un conto é scrivere di vita. Ed un conto é viverla veramente.</p>
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		<title>la lucciola ritrovata</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 12:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una serata di pioggia, come tante. O forse no, nel bel mezzo dell&#8217;estate. L&#8217;estate che si presta a passeggiate infinite, luoghi nuovi o di ricordi. Di pensieri. Le cicale, le lucciole di sera. Le lucciole. Un ricordo di gioventù, di casa, ma anche d&#8217;altro: d&#8217;un rapporto particolare. Da una parte Pier Paolo Pasolini, nato a Bologna, passato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una serata di pioggia, come tante. O forse no, nel bel mezzo dell&#8217;estate. L&#8217;estate che si presta a passeggiate infinite, luoghi nuovi o di ricordi. Di pensieri. Le cicale, le lucciole di sera. Le lucciole. Un ricordo di gioventù, di casa, ma anche d&#8217;altro: d&#8217;un rapporto particolare. Da una parte Pier Paolo Pasolini, nato a Bologna, passato per Conegliano e per Belluno, poi nel Friuli.Dall&#8217;altro Leonardo Sciascia, a mille chilometri dall&#8217;altro, nel sud, Racalmuto.Due sensibili &#8220;eretici&#8221; così diversi, ma in fondo così simili e sottilmente legati. Quasi coetanei (1 anno tra i due). Pasolini così ermetico nelle sue emozioni profonde, lucido e tagliente. Sciascia così dichiarato nelle emozioni ma altrettanto riservato nel suo privato. Nel libro &#8220;l&#8217;affaire Moro&#8221;, introduzione, Sciascia cammina d&#8217;estate, una notte. Vede una lucciola (&#8221;cannileddi di picuraru&#8221;, candeline del pecoraio) che da tanto tempo ormai non si vedon più. Pensa a Pasolini, scomparso tre anni prima. Non sarà di certo un caso che vedendola ripensi a lui. Uniti da un legame profondo e anche fatto di episodi di (in)sofferenza, di crescita individuale. Sciascia dirà, qualche anno più tardi: &#8220;Volevo molto bene a Pasolini. Era l&#8217;unica persona con la quale ero d&#8217;accordo anche quando non ero d&#8217;accordo&#8221;. Sciascia gli tributava quell&#8217;onestà intellettuale, quella capacità di analisi integra, appassionata, sincera, efficace, tale da apprezzarlo anche durante gli inevitabili scontri di pensiero. Pasolini fu l&#8217;autore dell&#8217;articolo &#8220;il vuoto del potere&#8221;, passato alla memoria come l&#8217;articolo delle lucciole, polemico come sempre, proprio come se stesso, in cui denunciava la sprovvedutezza del potere, che con l&#8217;industrializzazione selvaggia aveva portato alla scomparsa delle lucciole per colpa dell&#8217;inquinamento dell&#8217;aria e delle acque. Pier Paolo, antifascista, aveva individuato nella civiltà dei consumi il vero pericolo per la società; la civiltà dei consumi ci avrebbe spinto a soddisfare bisogni di genere secondario, modificando ed imbarbarendoci negli usi, nei costumi, nella cultura, nel modo di fare e pensare, un appiattimento delle coscienze. Molto peggio del fascismo, definito da lui l&#8217;espressione di potere di un branco di criminali, totalmente incapaci di scalfire il modo di pensare degli italiani. Pasolini ebbe un fratello, Guido, partigiano, assassinato da altri partigiani. Pier Paolo parlò dell&#8217;accaduto diverse volte, mettendo a nudo quella sofferenza personale, mostrando il suo dolore. Diametralmente opposta invece la sofferenza di Sciascia per il suo giovane fratello morto suicida, Pino. Una vicenda personale custodita ermeticamente dentro se stesso. Gli dedicò una poesia, all&#8217;estroverso fratello, parlando di quel suicidio &#8220;di cui non ho mai compreso le ragioni&#8221;, in quel maggio di scirocco: vento secco, disastro per i raccolti contadini e funereo simbolo di morte. C&#8217;era quindi una disparità tra i due; disparità nella confidenza di quel dolore; e disparità nei sentimenti reciproci, appassionati e/o segreti. Sentimenti che vengono fuori da quell&#8217;introduzione accorata, tanto inusuale quanto pubblica. Sciascia, che nel calore delle sue espressioni fu sempre attento e misurato nell&#8217;utilizzo delle parole conferendole il giusto peso (ricordo quando scrisse del termine &#8220;adorabile&#8221;: parola pensata e forse scritta per una sola donna e per un solo scrittore), parla del &#8220;fraterno&#8221; Pasolini: &#8220;Fraterno e lontano, Pasolini per me&#8221;. Più giù fece una dichiarazione addirittura più intensa e toccante, che colpisce oggettivamente per il modo in cui nasce, dalla visione di una lucciola di sera, durante una camminata. Una lucciola ritrovata, e con essa &#8220;gioia di un tempo ritrovato e di un tempo da trovare, da inventare. Con Pasolini. Per Pasolini&#8221;. Una dedica forte e sincera nel modo stesso in cui vien fatta e portata alla luce; per un legame oramai impossibile da riallacciare, da contemplare con rimpianto. Ma c&#8217;é una cosa che più mi colpisce; ed é quel che Sciascia scrive in maniera così decontestualizzata in termini di luogo e di tempo. Mi pare cerchi di cogliere l&#8217;ultima l&#8217;occasione per esternare qualcosa per lui privato. E che ne esce addirittura ingrandito per il modo in cui vien fuori: &#8220;Ed ecco che - pietà e speranza - qui scrivo per Pasolini, come riprendendo dopo più che vent&#8217;anni una corrispondenza&#8221;. Un rimpianto che pare parzialmente attenuato nell&#8217;esternazione di un sentimento confessato con tanto ritardo. Un sentimento che mostra il bene per quell&#8217;amico lontano che se ne é andato.</p>
<p>Mi pare di veder questo in quella lucciola tornata a brillare; lucciola divenuta per Pasolini il simbolo della perdita di valori e dello svuotamento interiore della società che più volte il sensibile Pier Paolo aveva con sofferenza e col pallore del volto esternato; ed in cui con estrema difficoltà ed alienazione cercava di vivere. Una lucciola la cui scomparsa così tanto l&#8217;aveva dispiaciuto: e che l&#8217;amico Leonardo, una notte d&#8217;estate, gli ha ritrovato.</p>
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		<title>l&#8217;umiltà del guerriero</title>
		<link>http://ivandecesaris.it/2011/07/22/lumilta-del-guerriero/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 08:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8221; Un guerriero accetta la sua parte, qualunque possa essere, e la accetta in assoluta umiltà. Accetta in umiltà ciò che egli é, e non ne fa motivo di rimpianto ma di sfida.
Ciascuno di noi ha bisogno di tempo per capire questo concetto e riuscire a viverlo pienamente.
Io, per esempio, odiavo anche solo sentir pronunciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221; Un guerriero accetta la sua parte, qualunque possa essere, e la accetta in assoluta umiltà. Accetta in umiltà ciò che egli é, e non ne fa motivo di rimpianto ma di sfida.<br />
Ciascuno di noi ha bisogno di tempo per capire questo concetto e riuscire a viverlo pienamente.<br />
Io, per esempio, odiavo anche solo sentir pronunciare la parola &#8220;umiltà&#8221;. Sono un indio, e noi indios siamo sempre stati umili, non abbiamo mai fatto altro che abbassare la testa. Pensavo che l&#8217;umiltà non fosse adatta al guerriero. Mi sbagliavo ! Adesso so che l&#8217;umiltà del guerriero non é l&#8217;umiltà del mendicante. Il guerriero non abbassa la testa dinanzi a nessuno, ma nello stesso tempo non permette a nessuno di abbassare la testa dinanzi a lui. Il mendicante, invece, si butta in ginocchio e si umilia davanti a chiunque giudichi superiore, ma nello stesso tempo pretende che chiunque gli sia inferiore si umilii davanti a lui. &#8221; (Don Juan Matos)</p>
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		<title>fantasia visuale</title>
		<link>http://ivandecesaris.it/2011/05/13/fantasia-visuale/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 08:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo é un mio pensiero sulla fantasia visuale come uno dei possibili metodi nella comprensione di un libro (e/o di altre cose, fate voi). Con ciò non voglio assolutamente dire che la più profonda introspezione abbia ragioni meno valide o possa essere surrogata in maniera sbrigativa. Penso semplicemente che questa ricerca visuale sia più adatta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo é un mio pensiero sulla fantasia visuale come uno dei possibili metodi nella comprensione di un libro (e/o di altre cose, fate voi). Con ciò non voglio assolutamente dire che la più profonda introspezione abbia ragioni meno valide o possa essere surrogata in maniera sbrigativa. Penso semplicemente che questa ricerca visuale sia più adatta al mio modo di essere. Non ho avuto purtroppo una formazione umanistica e son sempre stato cosciente dei miei limiti in questo campo. Ho quindi cercato di sviluppare un metodo differente, che potesse quantomeno cercare di sfruttare la capacità di cogliere emozioni e sensazioni per sopperire alle evidenti mancanze di strutture interpretative più complesse. I primi ricordi di me stesso alle prese con la lettura risalgono più o meno nitidamente all&#8217;infanzia; mio padre aveva preso l&#8217;abitudine di comprarmi i fumetti di Topolino. Fu quello il mio primo ingresso in quel favoloso mondo fatto di parole ma anche di immagini e colori. Forse posso dire che la crescita avvenne in parallelo: quella del ragazzo e della la sua passione per la lettura. Pieno di buona volontà e curiosità mi avventurai nei generi più diversi. Ripensandoci col senno di poi, lo facevo senza un vero metodo od un filone conduttore: un po&#8217; così, alla rinfusa. Crescendo cominciai a capire che la letteratura che più si adattava alle mie esigenze di lettore in erba erano i Classici. Col passare degli anni l&#8217;esigenza si trasformò in preferenza; anche se ora é più variegata ed aperta a molti altri generi. Quando ero dinanzi ad un libro cercavo di cogliere un significato profondo in ciò che leggevo. Mi sforzavo di raschiare a fondo nelle coscienze, di leggere tra le righe, giocando il ruolo del rabdomante di pensieri nascosti. Cosa voleva dirmi lo scrittore con quel pensiero ? cosa si nascondeva dietro quella semplice immagine descrittiva ? A poco a poco mi accorsi che questo metodo non funzionava molto bene; avevo realizzato che stavo sbagliando qualcosa. Mi perdevo in grandi interpretazioni basate su troppe supposizioni, ipotesi e approssimazioni del pensiero. Più scavavo, più trovavo fango, più il lavoro si faceva viscoso. Forse avevo scoperto solo allora la pesantezza, l&#8217;inerzia del pensiero. Mi stavo perdendo in un bicchiere d&#8217;acqua e - cosa più grave - perdevo mobilità nel modo di pensare. Un giorno, in età adulta, decisi di rileggere le gesta di Cosimo Piovasco, il barone arrampicato sugli alberi per aver rifiutato di mangiare un piatto di lumache che i genitori gli avevano imposto: &#8220;Mai s&#8217;era vista disubbidienza più grave&#8221;. Italo Calvino mi aveva fatto capire con rapidità molte cose. Perché dover andare così a fondo ? e se la soluzione fosse stata stata più in superficie ? Come quando sei al largo, nella vastità del mare. Chissà cosa c&#8217;è nel fondale ? sarebbe vano lo sforzo; perché non si riesce a vedere e ci potrebbe essere tutto, ma anche niente. La superficie invece é visibile; blu, azzurra, e i pesci colorati.</p>
<p>Tutto fu più chiaro grazie al barone. La comprensione del libro; e che i genitori dovrebbero misurare imposizioni e aspettative perché altrimenti poi nella vita i figli possono trovare tanti alberi dove piazzare una capanna. Fu a questo episodio che sostanzialmente lego la nascita della fantasia visuale. Diceva lo stesso Calvino a proposito della Mitologia: &#8220;&#8230;ogni interpretazione impoverisce il Mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; é meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio di immagini&#8221;. Il poeta che personalmente amo di più é Giuseppe Ungaretti; i suoi versi mi sconvolgono, mi disarmano completamente. La profondità delle sue emozioni é ancora un mistero per me e credo che lo rimarrà per sempre. Nella sua poesia &#8220;I Fiumi&#8221;, toccante introspezione sul suo percorso di vita, condito di malinconia e sofferenza, il grande poeta scrive:</p>
<p>&#8220;Stamani mi sono disteso<br />
In un’urna d’acqua<br />
E come una reliquia<br />
Ho riposato<br />
L’Isonzo scorrendo<br />
Mi levigava<br />
Come un suo sasso&#8221;</p>
<p>Sono assolutamente certo di una cosa: che ogni parola che aggiungerei dal di fuori per cercare di spiegare cosa sta provando Ungaretti immerso nel suo Isonzo, farebbe perdere potenza a questa straordinaria immagine visuale. Prima di realizzare questa idea, ci ho provato a farlo: e l&#8217;ho trovato inutile, inadeguato ma soprattutto senza senso. Ora tuffatevi in questa scena. Immaginatevi di dover camminare nella più fitta nebbia per raggiungere una persona che si trova a qualche decina di metri da voi; non si vede quasi niente e lei grida dove sono le buche o gli ostacoli. Ma anche lei in effetti non le vede bene e potrebbe dare delle false informazioni. Noto la sottigliezza della scena ambientata nella nebbia, anziché nel buio. Rende assolutamente l&#8217;idea; questa magnifica immagine é più suggestiva di dire a qualcuno che si hanno delle paure irrazionali nel farsi avvicinare. Parlando di paura, mi viene da insinuare che quella irrazionale non é un qualcosa di certo o facilmente descrivibile, inquadrabile. Non é neanche un concetto definitivo: può arrivare, può sparire, non gode di grossa soluzione di continuità. Questo sentimento spaventoso che però ha grandi limiti temporali in fondo é come un pachiderma elefantesco che fugge di fronte ad un topolino. Sembrerebbe come se la paura avesse paura. Ma non é affatto semplice spiegare un concetto tale e definirlo a parole; un verbo a volte non rende la totalità dell&#8217;idea. Mi viene più facile immaginare che la paura é un luogo dove ci piove dentro. Ci sarebbero tantissimi altri esempi di potenti immagini visuali, come stereogrammi che si stagliano mentre leggo un libro: penso a Pavese, a Kafka o a Montale.</p>
<p>Vorrei chiudere questa riflessione con un&#8217;altra immagine che mi sta particolarmente a cuore, ancora una volta di Ungaretti. Il poeta é nel mezzo della grande guerra; un forte giovane fragile uomo col fucile in spalla, cime e trincee. Vive ogni giorno l&#8217;estemporaneità dell&#8217;esistenza umana ed é cosciente che la sua esperienza di vita possa finire da un momento all&#8217;altro (Si sta come d&#8217;Autunno/Sugli alberi/Le foglie). Ma a dispetto di questa vita difficile, la ama: &#8220;Non sono mai stato/Tanto attaccato/Alla vita&#8221;. Un&#8217;altra massacrante giornata é giunta al termine, trova un riparo e cerca di dormire; lo assalgono i pensieri, di quelli che vengono prima di chiudere gli occhi, che rendono difficile il riposo notturno (Ora ch’è notte/Che la mia vita mi pare/Una corolla/Di tenebre). Ma il sonno prende il sopravvento. A questo punto vedo il suo viso che comincia a sentire il caldo buono; stringe le palpebre, socchiude un po&#8217; gli occhi, li apre pian piano. C&#8217;è il sole, ed é già mattino; si sente in armonia. Sorride; e &#8221;S&#8217;illumina d&#8217;immenso&#8221;.</p>
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		<title>dove si va</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 19:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivandecesaris.it</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Chissà dove mi porta questa vita.
A volte penso, mi chiedo. Provo a darmi risposte.
Costa fatica l&#8217;introspezione.
Richiede umiltà, franchezza.
Non sempre sono comprensivo con me stesso.
Forse dovrei perdonarmi un po&#8217; di più.
Forse non dovrei farmi problemi per quello che sono.
Bambino.
Guardando indietro.
Malato del presente; di sogni e di ricordi.
In cerca di calore e di tranquillità.
Di una casa.
Si corre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà dove mi porta questa vita.<br />
A volte penso, mi chiedo. Provo a darmi risposte.<br />
Costa fatica l&#8217;introspezione.<br />
Richiede umiltà, franchezza.<br />
Non sempre sono comprensivo con me stesso.<br />
Forse dovrei perdonarmi un po&#8217; di più.<br />
Forse non dovrei farmi problemi per quello che sono.<br />
Bambino.<br />
Guardando indietro.<br />
Malato del presente; di sogni e di ricordi.<br />
In cerca di calore e di tranquillità.<br />
Di una casa.<br />
Si corre, si viaggia.<br />
Cogliere l&#8217;attimo, l&#8217;occasione che mi viene offerta al volo.<br />
Sono in grado di gestirla, poi, tutta questa libertà ?<br />
Un cielo aperto nel quale mi sono lanciato.</p>
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